• Il camp che hai sempre sognato è a Desio!

    Il camp che hai sempre sognato è a Desio!

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cosa augureresti alla tua città e ai tuoi concittadini?

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Uova alla diossina e forno inceneritore in consiglio comunale

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6 Pillole di antipasto dell’intervista esclusiva ai vertici di BEA domani su Il Giorno

Alberto Cambiaghi, direttore generale BEA

“Populismo e allarmismo oggi fanno molto gioco a livello politico”. 

“Anche noi viviamo qui, anche noi teniamo alla nostra salute”. 

“Il sindaco afferma di averci chiesto le analisi dei terreni? A noi non risulta proprio”.

“Fare una mappa delle ricadute dei fumi? Sarebbe puro esercizio culturale fine a se stesso. Uscirebbe un disegnino inutile, perchè il forno non è in mezzo al deserto, è circondato da traffico, condomini, aziende e non si potrebbero distinguere le fonti degli inquinanti”.

“Sono appena stato a Zurigo. Il forno è in pieno centro città. Ho chiesto al collega: ma i cittadini non si lamentano? Mi ha risposto: no, qui qualsiasi cosa faccia l’autorità pubblica il cittadino si fida, perchè sa che è stata studiata e valutata. In Italia è l’opposto e allora diventa difficile”.

Silvio Boselli, presidente BEA

“Muggiò, Nova e Varedo, hanno valori di diossine nelle uova nettamente inferiori a quelle di Desio e sono qui attorno, non in Thailandia o alle Bermuda”.

L’intervista integrale con molte altre risposte, molti altri dati e molte altre indicazioni, in esclusiva domani su Il Giorno.

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Il presidente di BEA spegne l’allarme: “Il forno non c’entra nulla con le uova alla diossina”

Qui il comunicato di BEA sulla vicenda

In merito alle voci circolate in questi giorni sui media in merito al “rischio diossina” a Desio, BEA SpA smentisce categoricamente qualsiasi connessione tra i dati citati e l’attività dell’impianto di via Agnesi.
«I risultati, citati in maniera parziale e incauta in questi giorni da una parte politica – dichiara il presidente BEA, Silvio Boselli – sono noti dal 2012, e la stessa Asl in queste ore ha precisato che i dati si basano su analisi effettuate su un campione ridotto, quindi non significativo, di uova provenienti da allevamenti del territorio.

Le analisi del 2012 cui si fa riferimento – rileva Boselli – hanno individuato con certezza nelle uova un sottotipo di diossina riferibile alla tristemente nota vicenda dell’ICMESA di Seveso, escludendo quindi altre fonti. Va anche notato che, a fronte di un valore alto di diossine nel campione di Desio, il campione di Varedo, che pure sta nei dintorni dell’impianto, presenta valori

assolutamente in linea con la media rilevata e pari ad un ventesimo dei valori trovati a Desio.

Ricordiamo anche che, non più tardi di sei mesi fa, in seguito ad analisi condotte da ARPA sull’area circostante l’impianto di via Agnesi, fu rinvenuto un tenore di diossine di gran lunga inferiore al limite di legge per i terreni ad uso residenziale. L’ARPA ha infatti constatato una presenza di diossina pari a meno di un decimo dei limiti di legge per il riutilizzo di queste terre ad uso abitativo.

Fa specie che si parli solo ora, a dicembre 2014, di dati rilevati nel 2012 e che sono stati acquisiti dai Cinquestelle a gennaio di quest’anno. Crediamo sia ora – conclude Boselli – per gli amministratori, o chi si cimenta nell’incarico, di leggere i dati per intero e con onestà, smettendo di lanciare allarmi infondati e irresponsabili, che spesso coprono secondi fini».

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Il sindaco Corti sulle #uova alla #diossina in 13 pillole

Intervista al Sindaco.

Essendo stato analizzato un solo allevamento di Desio il valore statistico è pari a zero.

Come si fa ad associare quel singolo dato alle emissioni del Forno inceneritore? Non ci sono elementi per farlo. Come del resto non ci sono elementi per escluderlo.

Io non sono certo un amico del Forno.

Non creiamo allarmismo ingiustificato.

Chi fa un allevamento a terra sa di poter correre dei rischi.

Asl ha fatto ampia campagna informativa per avvisare dei rischi.

I grassi delle uova per loro natura attraggono diossine.

Io non sono un tecnico, mi hanno spiegato che altri comuni hanno valori maggiori (NDR di diossine, assolutamente no, quello di Desio è l’unico dato choc).

Io non c’ero alla riunione del dicembre 2013 in cui Asl ha presentato i dati dell’inquinamento, era una Assemblea di Sindaci, non so nemmeno se c’era un mio assessore delegato o forse un tecnico. Più avanti comunque ne ho parlato dei dati con Asl.

Se uno brucia della plastica per terra e lì ci razzolano le galline, poi le concentrazioni di diossina sono elevatissime.

Anche le auto, le caldaie, le stufe a pellet emettono diossine, come si fa a dire che provengono dal forno?

L’unica cosa preoccupante dei dati è preoccuparsi di come viene fatto l’allevamento delle galline ruspanti.

Le analisi dei terreni attorno al Forno, deliberate 4 anni fa? Avevamo chiesto a BEA di farli, poi non so che fine abbiano fatto. Di certo c’è che le analisi costano e non abbiamo i soldi. Adesso dobbiamo discutere con BEA delle compensazioni ambientali e vedremo di farle rientrare in quel discorso.

 

 

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Uova alla diossina: ASL MB non smentisce il dato choc. E il Sindaco sapeva da 1 anno.

DESIO, IL CASO DELLE UOVA ALLA DIOSSINA

La ASL non ha “dati chiusi nei cassetti”

Monza, 15 dicembre 2014 – In relazione alla notizia apparsa su Il Giorno – Monza Brianza “Desio, il caso delle uova alla diossina – valori 21 volte quelli di legge” si precisa quanto segue.

La Regione Lombardia con protocollo H1.2013.0031360 del 12.11.2013, a seguito degli esiti inerenti le attività di monitoraggio nell’ambito del Piano SIN 2012, ha inviato una nota contenente le indicazioni relative all’adozione di una serie di provvedimenti atti a coordinare ed uniformare gli interventi da parte dei Dipartimenti di Prevenzione Veterinari delle ASL in relazione agli allevamenti avicoli di galline allevate a terra e all’aperto i cui prodotti sono destinati ad autoconsumo.

Premesso che la ASL di Monza e Brianza ha effettuato un campionamento casuale all’interno di un solo allevamento per ciascun comune e che, pertanto, questo dato non rappresenta di per sé un valore statistico, si evidenzia come nessuno dei territori campionati oltre a Desio sia esente da presenza di diossina e altre sostanze nocive. La ASL, inoltre, ha inviato all’ARPA (Agenzia Regionale per l’Ambiente) una nota contenente gli esiti dei suddetti campionamenti.

Durante le Assemblee dei Sindaci che si sono svolte il 18 dicembre 2013 per l’Ambito di Monza, il 23 dicembre 2013 per l’ambito di Desio e il 13 gennaio 2014 per l’ambito di Carate, la ASL ha avuto modo di illustrare a tutti i Sindaci gli esiti del monitoraggio effettuato e ha comunicato ai Comuni di Desio, Brugherio, Varedo, Villasanta, Nova Milanese, Lissone, Monza, Concorezzo, Agrate Brianza, Muggiò e Vedano al Lambro (situati nel raggio di 10 km dall’area SIN di Sesto San Giovanni) i dati illustrati nel grafico sottostante:

Scaricalo qui…il dato chiave è quello indicato con la linea gialla, diossine pari al 52,43 a fronte di un limite per legge di 2,5

http://www.madeindesio.it/wp-content/uploads/2014/12/COMUNICATO-STAMPA-UOVA-ALLA-DIOSSINA.doc

A seguito delle indicazioni di Regione sopra citate e recepite da questa ASL, è stata avviata sul territorio una campagna informativa (“Uova sicure da allevamenti sicuri”) che ha visto la distribuzione di 2.000 locandine e 30.000 opuscoli informativi veicolati ai cittadini attraverso i Medici di Medicina Generale, i Pediatri, i Distretti, le Farmacie e i Comuni di Monza, Carate, Seregno, Desio e Vimercate che hanno proceduto alla distribuzione agli altri comuni con l’obiettivo di raggiungere il maggior numero di “allevatori” del territorio – che non sono censiti – e dei loro potenziali “clienti” (ad esempio familiari o vicini di casa).

L’8 gennaio 2014 la ASL ha inviato un comunicato stampa a tutte le testate locali e articoli relativi alla campagna di informazione sono usciti il 9 gennaio su Il Cittadino, il 14 gennaio sul Giornale di Monza, e il 9 gennaio su Il Giorno Monza e Brianza.

La ASL tiene costantemente monitorata la situazione come evidenziato all’interno del “Rapporto annuale dei risultati delle attività di prevenzione collettiva e di promozione della salute” che viene pubblicato ogni anno sul sito www.aslmonzabrianza.it.

Nessun dato chiuso nei cassetti dunque ma solo molti controlli, eseguiti seriamente, e molta informazione fatta pensando alla salute delle persone attraverso campagne di informazione, prevenzione e sensibilizzazione.

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Tutti i dati ufficiali sulle uova alla diossina di Desio. E qualcuno è stato “Pinocchio”.

ECCO TUTTI I DOCUMENTI E I DATI ASL.

http://www.madeindesio.it/wp-content/uploads/2014/12/uova-diossina-desio.pdf

(copia e incolla il link sopra)

Che assicura di aver informato Sindaco e proprietari degli allevamenti.
Ma se era informato, il sindaco Corti cosa ha fatto?
Il proprietario dell’allevamento di Desio, invece, da me sentito in esclusiva…non è mai nemmeno stato informato.

Tutto domani su IL GIORNO

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ANTEPRIMA ESCLUSIVA. Clamoroso. Allarme “uova alla diossina a Desio”. Dati choc e un dubbio: colpa del forno?

tratto da IL GIORNO

Di ALESSANDRO CRISAFULLI

DESIO – Uova strapazzate? Sode? All’occhio di bue? No. Alla diossina. Già, e c’è poco da scherzare. La notizia è choc e non può non inquietare Desio e i desiani, con sicure ripercussioni su tutto il territorio brianzolo. Con una tenace e minuziosa indagine, il Movimento 5 Stelle – attraverso il consigliere regionale Gianmarco Corbetta e il consigliere comunale Paolo Di Carlo – ha tirato fuori i dati specifici relativi a una analisi firmata dall’Asl di Monza e Brianza nel 2012 presso 11 allevamenti rurali di galline in altrettanti comuni della nostra provincia. Analisi conosciuta ma dati specifici, sito per sito, fin qui rimasti chiusi nei cassetti. Infatti, se il dato generale è “semplicemente” allarmante – esiti non conformi su 10 degli 11 allevamenti – quello di Desio lascia a bocca aperta: la presenza di diossine è quasi 21 volte il limite consentito dalla legge. Un’enormità. Tra l’altro oltre 7 volte la media registrata negli altri Comuni. Ma da dove provengono queste diossine così esagerate? Per il 39% sono le tristemente celebri TCDD eredità del disastro di Seveso, ma il restante 61%? Un mistero. Un giallo che, secondo il Movimento 5 Stelle, ha un preciso indiziato: il forno inceneritore. “Tramite una richiesta di accesso agli atti dell’Asl – spiega Corbetta, che da anni si batte con grande forza su questi fronti – sono venuto in possesso dei dati riguardanti le analisi delle uova effettuate nel 2012 per verificare la presenza di sostanze inquinanti tra cui diossine, metalli pesanti e policlorbifenili”. Si tratta di uova di gallina (lasciate libere di razzolare nei terreni all’aperto) destinate all’autoconsumo da parte dei proprietari degli allevamenti che quindi non rientrano nei normali circuiti distributivi. “La notizia di queste analisi era già stata divulgata dai media tempo fa – dice Corbetta – ma nessuno aveva fatto una verifica approfondita dei valori riscontrati. A fronte di un quadro generale preoccupante, appare del tutto anomalo il dato riguardante l’allevamento di Desio, dove si è registrato il picco massimo di diossine pari a 52,43 pg TEQ/g (picogrammi di tossicità equivalente per grammo), pari a quasi 21 volte il limite consentito dalla legge (2,5 pg TEQ/g)! Questo valore è ancora più preoccupante se confrontato con gli altri comuni che non arrivano a 6-7 pg TEQ/g”. Per capire la gravità della situazione, Corbetta e Di Carlo hanno fatto alcuni calcoli: “La dose giornaliera tollerabile per l’uomo secondo l’Unione Europea è 2 pg per kg di peso, ossia una persona di 70 kg potrebbe assumere fino a 140 pg. Quindi consumare un uovo contaminato con 440 pg di diossine significa assumere una dose più che tripla con un solo alimento. Una donna che pesasse 50 kg si ritroverebbe ad assumere una dose più che quadrupla, essendo il suo limite a 100 pg. E che dire di un bambino che pesasse solo 25 kg? L’assunzione sarebbe pari a quasi 9 volte il limite”.

Ciè che è certo è che la diossina di Seveso, a distanza di quasi 40 anni, è ancora nei terreni di Desio, all’epoca classificati come “zona R” (cioè la zona con minore contaminazione rispetto alle altre zone – A e B). “Questo dato – sottolinea Corbetta – ci fa capire quanto ancora oggi la diossina di Seveso sia un gravissimo pericolo per la salute dei brianzoli e ci deve far riflettere sulla scellerata volontà dei governi nazionali e regionali di tutti i colori politici, che si sono succeduti negli ultimi anni, di far passare l’autostrada Pedemontana proprio dai quei terreni ancora oggi contaminati dalla TCDD”. Resta poi da sciogliere il dubbio – pesante – su quel 61% di origine sconosciuta.

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DESIO – Non ci sono riscontri ufficiali. E chissà mai se ci saranno. Ma secondo il Movimento 5 Stelle, che ha scoperchiato il caso delle “uova alla diossina”, ci sono pochi dubbi: quel 61% misterioso delle diossine presenti nelle uova analizzate a Desio arriverebbe dal forno inceneritore di via Agnesi. “Anche volendo trascurare la diossina dell’Icmesa, come è possibile che i livelli di diossine nelle uova prelevate a Desio siano così superiori ai livelli degli altri comuni? Che tipo di contaminazione hanno subito i terreni?”, sono le domande inquietanti che si pone Gianmarco Corbetta. “Dalle analisi effettuate dall’Asl non è possibile stabilirlo con certezza. Il nostro sospetto è che arrivino dall’inceneritore, che emette diossina senza sosta da quasi 40 anni. Quando abbiamo letto questi dati ci sono subito tornate alla mente le parole pronunciate dal presidente dell’Ordine dei Medici di Monza e Brianza, Carlo Maria Teruzzi: ‘Io a due chilometri dall’inceneritore di Desio non ci vivrei e non ci farei vivere i miei figli’. E guarda caso l’allevamento da cui provengono le uova si trova a due chilometri dall’inceneritore”. Il Movimento 5 Stelle si batte da sempre per la chiusura dell’inceneritore, definito “un impianto vecchio e ormai del tutto inutile, tenuto in vita dalla politica per motivi che tutto hanno a che fare tranne che con l’interesse dei cittadini”. Ecco che questi dati choc spingono i “grillini” a impostare una nuova maxi campagna per chiederne la chiusura definitiva. Una azione che sarà duplice: nelle istituzioni e sul territorio. Dall’alto e dal basso. “I dati emersi dalle analisi dell’Asl sono troppo allarmanti perché la politica faccia finta di niente – dicono Corbetta e Di Carlo -. Non abbiamo intenzione di stare con le mani in mano a guardare il PD brianzolo salvare il forno tramite giochi di potere che coinvolgono le partecipate del settore (fusione di Bea con Cem) e investimenti milionari (per ammodernare il forno e farlo bruciare per altri 20 anni)”. Al via una petizione alla Provincia (azionista di maggioranza relativa di Bea) per chiedere uno stop immediato al piano industriale di Bea che prevede il revamping del forno. “I soci di Bea – dice Corbetta – si fermino anche sul fronte dell’operazione di fusione con Cem Ambiente, che non avrebbe altro risultato che garantire al forno di Desio di bruciare le 57 mila tonnellate di rifiuti provenienti dal vimercatese e dalla zona est del milanese. L’impianto può e deve essere convertito in ‘fabbrica dei materiali’, per il recupero di materiali dai rifiuti indifferenziati”. Una vera e propria mobilitazione di massa quella che si sta organizzando, con schiere di banchetti per raccogliere le firme (come nel 2008, quando iniziò la battaglia del Comitato per l’Alternativa di cui Corbetta era il portavoce). “All’epoca le firme erano per il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati e per il suo assessore Gigi Ponti – ricorda Corbetta – oggi sono per il presidente della Provincia di Monza e Brianza, Gigi Ponti. I personaggi sono sempre gli stessi”. Gli esponenti dei 5 Stelle proporranno poi atti e interpellanze in Parlamento, Regione e Comune per chiedere analisi approfondite sui terreni circostanti l’inceneritore, una mappa con la ricaduta dei veleni e, in caso di conclamato inquinamento dell’ambiente, provvedimenti urgenti “dalla bonifica fino alla revoca dell’autorizzazione al funzionamento del forno”. Uova alla diossina con contorno di “patate bollenti” per la società Bea e tutta la politica brianzola.

Ale.Cri.

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